PoliTO: un progetto per ridare il piacere del cibo ai malati di SLA
Restituire gusto, dignità e piacere al momento del pasto per le persone affette da sclerosi multipla che convivono con la disfagia. È questo l’obiettivo di una sperimentazione avviata dal PoliTO Food Design Lab del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino insieme al centro diurno di AISM Torino, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, e alla Cooperativa Animazione Valdocco. Un progetto che nasce dalla consapevolezza di come un gesto quotidiano e profondamente sociale come mangiare possa trasformarsi, per molte persone, in una necessità puramente funzionale, condizionata da esigenze cliniche che spesso limitano varietà, sapore e piacere sensoriale.
Per chi soffre di disfagia, infatti, il cibo deve essere adattato per garantire una deglutizione sicura. Questo comporta frequentemente l’utilizzo di consistenze morbide e cremose che, pur rispondendo a precise esigenze mediche, finiscono per appiattire l’esperienza alimentare sia dal punto di vista del gusto sia da quello della presentazione estetica. Da qui nasce la domanda che ha guidato il lavoro dei ricercatori: come rendere questi pasti nuovamente appetibili senza comprometterne la sicurezza?
La ricerca ha scelto di partire dall’ascolto diretto delle persone coinvolte, adottando un approccio partecipativo che mette al centro i bisogni quotidiani dei pazienti. Il progetto si sviluppa infatti attorno a due interrogativi semplici ma fondamentali: “Cosa manca in quel piatto?” e “Cosa lo renderebbe davvero appetibile?”. L’obiettivo è trasformare una necessità clinica in un’esperienza capace di stimolare i sensi, valorizzando non soltanto gli aspetti nutrizionali ma anche quelli emotivi e relazionali del cibo.
La sperimentazione affonda le proprie radici nelle tesi di laurea di Tommaso Sottopietra e Chiaraluna Ughetti, sviluppate all’interno del Corso di Laurea in Design Sostenibile per il Sistema Alimentare del Politecnico di Torino e dell’Università di Parma. Nel tempo il progetto si è evoluto fino a diventare una vera e propria attività di ricerca applicata coordinata da Cristian Campagnaro e portata avanti insieme a Raffaele Passaro e Martina Manfredi.
Uno degli aspetti più innovativi dell’iniziativa è il metodo di lavoro adottato, basato sul co-design e sul co-crafting. Ricercatori, studenti, operatori del centro diurno e persone che vivono direttamente la condizione della disfagia collaborano infatti alla progettazione e alla valutazione delle soluzioni. Le idee vengono sviluppate e testate direttamente nel contesto in cui saranno utilizzate, permettendo di verificare concretamente la loro efficacia e il loro impatto sulla qualità della vita.
Tra gli interventi sperimentati vi è lo sviluppo di insaporitori secchi in polvere, studiati appositamente per arricchire le preparazioni cremose e restituire maggiore varietà ai sapori. L’obiettivo è evitare che i pasti risultino ripetitivi e privi di carattere, offrendo invece un’esperienza più ricca e soddisfacente. Parallelamente il gruppo di ricerca ha lavorato sulla selezione delle stoviglie e sulla presentazione dei piatti, intervenendo sugli aspetti estetici e gestuali del pasto per migliorare il contesto complessivo in cui questo avviene.
“Questa sperimentazione entra nella quotidianità delle persone e ne migliora la qualità della vita, in dialogo costante con coloro che vivono ogni giorno quei bisogni e coloro che lavorano con essi”, spiega il dottor Raffaele Passaro, coordinatore delle attività di ricerca del PoliTO Food Design Lab.
L’iniziativa si inserisce all’interno delle attività del PoliTO Food Design Lab, laboratorio nato nel 2017 nell’ambito del progetto Fighting Food Waste Design Focus (FFWD). Il laboratorio opera come una struttura flessibile e interdisciplinare che utilizza il design come strumento per affrontare problematiche sociali e ambientali legate al sistema alimentare. Tra i temi affrontati figurano la povertà alimentare, l’accesso equo al cibo, la sostenibilità e il contrasto agli sprechi.
Attraverso la collaborazione con AISM Torino e la Cooperativa Animazione Valdocco, il progetto dimostra come il design possa diventare uno strumento concreto di inclusione sociale e innovazione applicata. L’attenzione non è rivolta esclusivamente agli aspetti tecnici della nutrizione, ma anche al benessere complessivo delle persone, valorizzando dimensioni spesso trascurate come il piacere, la socialità e la dignità del momento del pasto.
“Lavorare al fianco di AISM e Cooperativa Valdocco è un atto concreto con cui portare la ricerca universitaria applicata dove può fare davvero la differenza; in questo senso, il design partecipativo è una pratica molto concreta con cui l’ateneo può interpretare la terza missione ad impatto sociale, valorizzando esperienze e competenze locali”, spiega Cristian Campagnaro, responsabile scientifico del progetto e del laboratorio.
In un contesto in cui l’innovazione viene spesso associata alle tecnologie più avanzate, questa esperienza mostra come anche il design possa generare un impatto significativo sulla vita quotidiana delle persone, contribuendo a rendere più inclusivi e umani gesti semplici ma fondamentali come condividere un pasto.
