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Pokemania, un trend inarrestabile a Torino e in Italia

Fino al 2018 erano un piatto esotico hawaiano sconosciuto ai più, oggi, appena 4 anni dopo, è una delle pietanze più richieste su tutte le piattaforme di delivery: il pokè non sembra destinato a fermarsi presto.

Questo fenomeno sembra ricordare un po’ quello della corsa al sushi avvenuto pochi anni fa, durante il quale abbiamo visto moltiplicarsi ovunque ristoranti giapponesi, in particolar modo con la formula all you can eat, anche riconvertiti da quelli che prima erano ristoranti cinesi. Oggi solo a Torino abbiamo 50 pokerie, e di recente anche il fast food del celeberrimo rapper Sferaebbasta ha introdotto nel suo menù questi piatti, senza considerare le cosiddette dark kitchen, ovvero locali senza insegna adibiti esclusivamente alla consegna a domicilio, il cui nome compare solo nelle app per le consegne.

Viene dunque da domandarsi da dove derivi tutto questo successo ed, analizzando i dati, alcuni elementi di grande rilievo saltano subito all’occhio. Il primo è il ritorno economico garantito da questo piatto: l’utilizzo del riso come elemento di base garantisce un buon margine, senza rinunciare ad un prezzo competitivo per un pasto sostanzioso (la media è circa 12€), e con l’ulteriore lato positivo della facilità con cui il piatto può essere preparato. Non bisogna poi sottovalutare la questione della personalizzazione, che permette di ordinare più volte piatti simili variandone lievemente la composizione senza stufarsi e regolandosi anche in base al budget destinato al pasto, in un modo non troppo dissimile all’immensa varietà dei diversi roll che possono essere proposti in un Sushi Restaurant. Anche l’occhio, invero, vuole la sua parte e sarebbe sciocco sminuire l’importanza della componente estetica per un piatto che ha fatto dei suoi colori vivaci e variegati uno dei fattori chiave: quanti di voi si sono trovati almeno una volta su Instagram la foto in bella vista di una ricca bowl? Per concludere va poi ricordato che con le nuove tendenze alimentari, sempre più vicine a cibi sani ed all’abbandono del cibo spazzatura da fast food, il pokè si pone perfettamente in questo solco, essendo salutari pressoché tutti gli ingredienti necessari alla la sua preparazione e personalizzazione.

Se 2021 per il pokè è stato l’anno del sorpasso rispetto al tradizionale hamburger per l’ambito titolo il piatto più ordinato sulle app di delivery, il 2022 vedrà con una certezza quasi assoluta superare quota 100 milioni di fatturato per tutte le pokerie, di cui 40 per la sola Poke House, nata a Milano, un giro d’affari davvero notevole considerando i numerosi posti di lavoro creati. Le proiezioni sui prossimi anni sono ancora più vertiginose se si considera che per il 2025 si potrebbe arrivare a sfiorare i 150 milioni di denaro smosso, in un mercato ricco che si sta rapidamente saturando di players pronti a farsi concorrenza e ad offrire piatti sempre più innovativi ai loro clienti.

Davide Cuneo